Storie di Parma Terzo millennio – Dal grande crac al dopo Ubaldi

tanzi1

Storie di Parma Terzo Millennio: Dal grande crac (2003) al dopo Ubaldi (2007)

Prologo

Questa storia inizia con un sorriso: il sorriso di un uomo che si infila in un’auto. Siamo a Milano, è una delle ultime sere del 2003 e quell’uomo è uno dei più potenti, riveriti e stimati personaggi di Parma. E’ “il Cavaliere”, ovvero Calisto Tanzi. Quel sorriso, in risposta al saluto dei fotografi che vogliono indurlo a girarsi verso i loro obbiettivi, è l’immagine che immortala Tanzi al momento del suo clamoroso arresto. E nei giorni successivi saranno in tanti, a Parma e in tutto il mondo, a chiedersi se si tratta del sorriso di chi non comprende quello che gli sta accadendo o se è la reazione di un giocatore di poker che ha appena visto scoperto il suo bluff. Un bluff spinto fino a portare all’orlo del crac la sua azienda, con una incredibile serie di falsificazioni che manderanno in fumo i risparmi di migliaia di cittadini che nella Parmalat avevano investito il frutto di una vita di lavoro e di sacrifici. Oppure, ci si chiede se dietro quel sorriso c’è semplicemente un imprenditore prima protagonista di una eccezionale espansione e poi “vittima” (forse con l’aiuto di banche e politici) di un suo sogno troppo grande…

………

1 – L’AZIENDA DALLE MILLE VITE

La notizia dell’arresto di Tanzi, in realtà, non arriva a quel punto inaspettata: da alcune settimane, infatti, la Parmalat è al centro delle attenzioni e delle crescenti preoccupazioni degli analisti, della stampa e della pubblica opinione. Ma nessuno, in quel momento, immagina ancora le gigantesche proporzioni e lo sconcertante e truffaldino retroscena che sta dietro alla crisi di quella azienda, che assumerà presto le sembianze di uno spaventoso crac internazionale.

A questo proposito, c’è una cosa che merita di essere subito precisata. Sicuramente, rispetto alle prime notizie, i più lenti a mettersi in moto sono i principali organi di informazione locale: una prudenza che si può, se non giustificare, almeno in parte spiegare (oltre che col fatto che Parmalat ha abituato da tempo a cicliche crisi e puntuali risalite) con il ruolo di Tanzi. “Il cavaliere”, oltre al suo mestiere di imprenditore, si è costruito negli anni una immagine sempre più  importante nella città: le donazioni (ad esempio per finanziare i restauri in Duomo), il sostegno a svariate attività di volontariato (in linea con l’impronta cattolica che Tanzi ha sempre rivendicato), e soprattutto la coinvolgente avventura del Parma calcio hanno ampliato enormemente la sua popolarità fra i parmigiani. Infine, e comprensibilmente non da ultimo, la famiglia Tanzi è presente nel consiglio di amministrazione della Segea (che controlla Gazzetta di Parma e Tv Parma) e detiene una importante fetta di azioni dell’altra emittente cittadina, Teleducato. Insomma, onestamente (e qui parlo da allora direttore di Tv Parma) qualche imbarazzo e qualche prudenza, in quelle ore, sicuramente sono presenti, anche se sono ridicole certe leggende metropolitane secondo cui la notizia dell’arresto venne pubblicata dal gruppo Gazzetta con giorni di ritardo!

Ma se è giusto rilevare e stigmatizzare questo nostro iniziale imbarazzo, è altrettanto giusto sottolineare che in realtà nessuno (tranne ovviamente chi ne è complice e ancora tace) può in quel momento anche solo immaginare la reale situazione di Parmalat. Le raccolte dei quotidiani nazionali sono lì a dimostrarlo: sì, da qualche tempo articoli critici e dubbiosi si susseguono, ma nessuno (ripeto: nessuno) sospetta che le cronache economiche dovranno lasciare clamorosamente spazio a quelle giudiziarie, anche se poi verranno giustamente ricordate relazioni e campanelli d’allarme di anni precedenti (o le affermazioni dell’allora comico Beppe Grillo, prese però appunto per battute…). E Parmalat, lo ripetiamo, non è nuova a critiche e dubbi e a situazioni intricate dalle quali, però, è sempre “brillantemente” riemersa: da ultimo a fine febbraio 2003, con un bond da 300 milioni annunciato e cancellato dopo il -9% del titolo in Borsa e la “bacchettata” al gruppo da Assogestioni, per “scarsa comunicazione”. In quell’occasione Fausto Tonna aveva lasciato l’incarico di direttore finanziario ad Alberto Ferraris, pur rimanendo nel cda, e tutto — anche in Borsa — sembrava riaggiustato.

2 – I BOND

Per capire meglio il clima intorno a Parmalat, partiamo da un articolo, scelto a caso, del Sole 24 ore con data 20 giugno 2003 (sei mesi prima dell’arresto di Tanzi). La notizia è che Nextra, società di gestione del risparmio del gruppo Banca Intesa, è l’acquirente di un bond Parmalat da 300 milioni: effettivamente il giornalista parla di una certa “sorpresa del mercato”, in quanto Nextra farebbe due cose apparentemente in contrasto tra loro (“cala la propria quota sul capitale di rischio e incrementa nel contempo sullo stesso titolo la sua esposizione finanziaria”), ma l’articolo è un normalissimo pezzo a 4 colonne, nel centro di pagina 36 e senza alcuna enfasi. E se lasciamo trascorrere le vacanze e ci spostiamo a settembre, ancora il Sole (12 settembre) sottolinea sì il peso negativo dell’andamento dell’euro sui dati della semestrale, ma registra anche le parole tranquillizzanti di Calisto Tanzi secondo cui “Parmalat ha comunque mantenuto il proprio posizionamento nei mercati di riferimento, ed un margine operativo lordo oltre il 12%”. In quell’occasione Tanzi rassicura anche sulla politica di gestione finanziaria, preannunciando che nel breve-medio periodo non sono previste nuove obbligazioni.

E’ all’indomani che si affacciano le prime vere ombre, con le sembianze di un “bond fantasma” da 300 milioni, già annunciato da Deutsche Bank (il Sole precisa di essere in possesso di una comunicazione che lo definisce ormai in rampa di lancio), ma subito smentito dai portavoce di Tanzi. Quando poi due giorni dopo (15 settembre) quel bond diviene realtà, la domanda che il Sole pone è: “perché tanti bond, se Parmalat dispone di oltre 3,5 miliardi di liquidità?”. Tocca ad Alberto Ferraris, direttore finanziario, cercare di tranquillizzare gli analisti, il 17 settembre a Milano. Ferraris, che ha al suo fianco Stefano Tanzi, deve in realtà aggiungere un ulteriore elemento di preoccupazione (“abbiamo stimato per il 2003 un +3% delle vendite, ma ora abbiamo qualche dubbio di poterlo raggiungere”), ma allo stesso tempo spiega che, per quanto riguarda i bond, “riteniamo conclusa la campagna di acquisizioni” e che l’enorme disponibilità liquida “ci permette di avere una grande tranquilità operativa”. Spiegazioni che non sembrano convincere troppo il mercato: però, ad esempio, il Giornale, proprio sotto il titolo dedicato ai problemi di Parmalat (“debito e vendite non piacciono in Borsa: -5%”), registra in un secondo articolo che i bond “tirano”, e accanto a Parmalat cita gli esempi di Capitalia, Bipielle ed Enel. Questione di strategie aziendali, insomma, che per di più si inseriscono in un momento che è difficile per tutti, se negli stessi giorni i dati congiunturali raccolti dall’Unione parmense industriali dicono che “la ripresa non c’è ancora” e che fino a marzo la produzione è prevista in calo”.

Se quindi capita di leggere un titolo “Scoppia la guerra dei Tanzi”, è semplicemente perchè Tuttosport, nell’ambito di una inchiesta sulle “dinasty” calcistiche, sottolinea alcune divergenze di vedute fra padre e figlio sugli acquisti con cui potenziare il Parma calcio: come nel caso dell’attaccante Muzzi, incontrato a Milano dal presidente Stefano ma bocciato in extremis dal patron Calisto. Allo stesso modo, “Parma trema” è un articolo che parla di Tanzi ma solo per sottolineare (sul Guerin sportivo) il pericolo che possa disimpegnarsi dal Parma se l’amico Cragnotti gli chiedesse di acquistare la Lazio. Il servizio è interessante anche perchè ripercorre le stagioni delle spese e dei sogni di Tanzi per portare a Parma lo scudetto. Un tema che  certo si innesta in quello più generale dell’azienda, e che i lettori possono approfondire attraverso i libri che altri hanno dedicato alla storia recente del Parma calcio. Ma tornando a noi, la seconda metà di ottobre è abbastanza tranquilla, o quanto meno di attesa: le nuvole sono ancora all’orizzonte, ma nessuno riesce a tradurle in previsione di tempesta. “Tanzi comincia la cura dimagrante” è il titolo con cui Il Mondo ( 7 ottobre) preannuncia la campagna di dismissioni, che partirà dai prodotti da forno. E Repubblica del 20 ottobre, in un articolo imperniato sul peso dei debiti e sul “rompicapo” dei bond, scrive che “se la situazione non è floridissima non è nemmeno drammatica e, soprattutto, è in miglioramento rispetto a un anno fa”.

Ancora all’inizio di novembre, per Parmalat Spa viene annunciato (Il Sole 24 ore, 4 novembre) un aumento di capitale che “permetterà di dotare la società di mezzi patrimoniali più importanti e adeguati alla struttura societaria”. Il settimanale “Il Mondo” che porta la data del 7 novembre ha sì un articolo dedicato all’imprenditoria parmense: ma riguarda Guido Barilla, che viene descritto intento a “ridisegnare la squadra, e spiegare allo staff la nuova organizzazione che si è resa necessaria dopo l’uscita a settembre di Maurizio Spampinato, amministratore delegato della divisione prodotti da forno con i marchi Mulino Bianco e Pavesi”. Su Parmalat, in quel momento, non c’è nulla di “terribile” da scrivere. Per nessuno.

3 – LE PRIME VERE PAURE

Ma venerdì 7 novembre tornano le paure: il rebus della liquidità e l’attesa di spiegazioni da parte della Consob fanno decisamente flettere  il titolo in Piazza Affari: -4,3%. “Tanzi rassicura i mercati “ (Quotidiano nazionale, 11 novembre) è però l’impressione che, ancora una volta, si ricava dalla replica della società, che in una nota ufficiale annuncia che i bond esigibili a breve saranno rimborsati facendo ricorso alla liquidità.

Ma quello stesso 11 novembre si trasforma per Parmalat nel “martedì nero”  che, sulla scorta di nuovi dubbi (questa volta originati dalle critiche alla semestrale dei revisori della Deloitte), fa scivolare ulteriormente e più pesantemente il titolo, che cede l’8,2%. Si inizia a parlare di “bufera” e di “panico”, anche se dalla sede di Collecchio Tanzi e i suoi ribadiscono “la grande solidità della struttura economico-finanziaria del gruppo”. Si comincia anche a parlare, definendolo un rebus, di un fondo Epicurum: un investimento da quasi 500 milioni di euro in una società basata sulle Isole Cayman del quale Parmalat annuncia l’imminente smobilizzo. Purtroppo ne sentiremo riparlare molto presto.

Intanto il titolo recupera (+7,3% giovedì 13), mentre è lo stesso  presidente della Consob, Lamberto Cardia (Il Giornale, 18 novembre) a rassicurare: “Seguiamo l’evolversi della situazione con attenzione e fiducia. Credo che le cose possano andare calmandosi”. Che è poi, come si ricordava, ciò che sembra far parte del dna della Parmalat, la cui storia è costellata di alti e bassi e di situazioni di crisi alla fine risolte.

Ma quali sono questi malesseri? Principalmente, pare, quelli legati a Parmatour: “Parmalat, il titolo soffre ancora. Prezzo ai minimi da 6 mesi. Imprenditori emiliani interessati a Parmatour” (ancora Il Giornale del giorno 18); “Calvario Parmalat. Nuovo crollo in Borsa. Vicina la cessione di Parmatour” (Quotidiano Nazionale 18-11, che a sua volta riporta le parole di Cardia, ma sottolinea anche che “il mercato attende da Tanzi una mossa che sgombri il campo da indiscrezioni e ulteriori scivoloni del titolo”); “Parmalat, Deutsche Bank al 5%. Il titolo rimbalza (+5,2%). Ore decisive per Parmatour”. Quest’ ultimo titolo è del Sole 24 ore del 25 novembre: e ancora una volta sembra di intravvedere un possibile ritorno al sereno, specie se andrà in porto “la ristrutturazione finanziaria che potrebbe essere affidata ad una grande banca d’affari”, e se oggi sarà davvero “la giornata che deciderà in qualche modo i destini del ramo turistico”, senza dimenticare la soluzione del rebus Epicurum

Il sindacato (Antonio Mattioli, Flai-Cgil) esprime “notevole preoccupazione”, ma anche la speranza che “il rinnovo dell’integrativo rappresenterà un ulteriore fattore di stabilità e di rilancio”. Parmalat, per Parma, significa 2200 posti di lavoro e, come ricordano gli stessi sindacati Cgil-Cisl-Uil, implica un “rapporto con il credito significativo e un coinvolgimento dell’intera filiera alimentare”. Sulla stampa nazionale le cronache si mantengono caute e diffidenti (20 novembre, Espresso: “Parmalat scaduto: lo spettro di un nuovo caso Cirio”; Panorama: “Qualche domanda alla Consob: la bufera parte da lontano”; 27 novembre, Espresso: “In quel latte c’è un mistero: Tanzi è ancora forte o è nei guai?”), ma il cavalier Calisto gode ancora di un ampio credito di fiducia. Anche lontano da Parma: sulla Repubblica del 28 novembre le notizie del titolo sono infatti che “Tanzi dà l’addio a Parmatour” e che è stata “Liquidata la quota in Epicurum, in arrivo 589 milioni di dollari”. Pur corredata da più di una perplessità, la cronaca di Repubblica individua anche l’ennesimo soggetto che appare in grado di soccorrere l’azienda di Collecchio, come già altri hanno fatto in passato nei momenti difficili: questa volta si tratterebbe di Argho srl, sconosciuta società che sarebbe in qualche modo riconducibile all’avvocato Giacomo Torrente. Non sono finiti i misteri, dunque, ma le preoccupazioni forse sì. E invece siamo solo all’inizio… (segue…)

4 – IL GIORNO DI EPICURUM

Epicuro: il “filosofo della felicità e del piacere”. Chissà in che circostanze qualcuno aveva scelto proprio quel nome per un fondo da domiciliare alle Isole Cayman.

Ma martedì 9 dicembre quel nome campeggia in rilievo sulla stampa nazionale, come un sinistro scricchiolio che aleggia sulle sorti della Parmalat. Da Epicurum, infatti, non sono arrivati 590 milioni: e questa volta per l’azienda di Collecchio è davvero bufera. Il titolo sospeso dalle contrattazioni, la Consob che chiede alla società “rassicurazioni”, la convocazione in giornata di un cda straordinario, nel quale si ventila il possibile disimpegno della famiglia Tanzi dalle cariche operative… Si parla anche di un consulto fra le banche più esposte, e della loro richiesta di un manager “forte”: si fa anche un nome, quello di Franco Tatò.

Ma se i dubbi sulla salute finanziaria del gruppo, a questo punto, sono davvero preoccupanti, “nessuno mette in discussione la Parmalat sotto il profilo industriale” (Corriere della sera, 9 dicembre), e ancora si dà credito alle “fonti vicine alla famiglia Tanzi secondo cui potrebbe essere abbozzato un piano di intervento a più tappe per tranquillizzare il mercato sulla solidità del gruppo”. “Incertezza” è la parola con cui il clima intorno a Parmalat viene sintetizzato – lo stesso giorno – dal “Giornale”, che accanto a Tatò pronostica un secondo e più azzeccato nome: Enrico Bondi. A questo articolo, il quotidiano milanese ne aggiunge uno dal titolo “I molti misteri del cavalier Calisto”, dove la cruda analisi della crescita dell’azienda attraverso “il vizietto di indebitarsi” si accompagna alla domanda sulla possibilità che nel cda di oggi Tanzi possa estrarre l’ennesimo “coniglio magico”. E infine l’Unità, che colloca la vicenda in prima pagina parlando di “risparmiatori nel vuoto”, apre poi il pezzo principale chiedendo se ci si trovi di fronte “a un nuovo caso Cirio o ad un incidente di percorso”. Insomma, ancora in quel giorno non ci sono solo le “prudenze” della stampa locale: pur nel sottolineare la gravità della situazione, nessun articolista sembra voler precludere la possibilità che il caso Parmalat possa offrire l’ennesima via d’uscita.

Che il giorno successivo assume le sembianze di Enrico Bondi. Il “risanatore”.

E’ a lui che (Corriere 10 dicembre) “Calisto Tanzi ha telefonato ad Arezzo, chiedendogli la disponibilità a guidare il piano di ristrutturazione”. Ed è a lui che il cda conferisce un incarico da “superconsulente”.

Tradotto nelle abitudini di Bondi (68enne manager ex Montedison e Telecom, attualmente ad del gruppo Lucchini) significa “carta bianca”. Che a sua volta significa che dopo quello di Luciano Del Soldato, che nella stessa giornata si è dimesso da direttore finanziario, sono da attendersi altri addii, fino a quello (ipotizzato in un titolo a tutta pagina della Gazzetta dello sport, che a sua volta dà ampio spazio alla vicenda per le possibili implicazioni sul Parma calcio) dello stesso Calisto Tanzi, che però – nel comunicato emesso al termine del cda – ha ribadito e rinnovato “l’impegno della famiglia di preservare il valore dell’azienda”.

Parmalat e Parma

Da questo momento in avanti, sfioreremo solo se necessario i termini strettamente economici del caso Parmalat (già percorsi dall’approfondimento di colleghi certamente più esperti in materia e in parte già confluiti in alcuni libri sulla vicenda), occupandoci invece più ampiamente dei contraccolpi che la vicenda produce sugli equilibri, sull’immagine e sulla vita in genere di Parma.

A quel 10 dicembre, come detto, il clima generale è di preoccupazione mista ad attesa. Ma ci sono ancora prospettive, se lo stesso Sole 24 ore  titola in prima pagina sulla “grande bufera”, ma nel servizio interno su “un piano entro gennaio”. Ma inevitabilmente le ombre si allungano, e da Parmalat a Parma, anche nei titoli, il passo è breve: come sulle colonne della Stampa, che ai servizi su Parmalat appoggia un pezzo sulla “Parma da mangiare amica di De Mita e della Dc”, evidentemente accostata ai fasti (con successivo crollo) della famosa “Milano da bere” degli anni ’80 e ’90.

Rispolverando storie e articoli già pubblicati nella prima repubblica, l’impetuosa ascesa di Tanzi viene indagata, e collegata ai tanti piccoli-grandi favori (dai prestiti dell’elicottero privato allo stabilimento di Nusco alla velleitaria e nefasta avventura del terzo polo tv) concessi dall’imprenditore all’amico politico segretario democristiano.

Intanto il Mondo che arriva in edicola con data 12 dicembre si concentra su due passaggi tecnici: il quesito su chi sarà l’advisor che si aggiudicherà il piano di ristrutturazione del debito Parmalat e i risultati che arriveranno da un blitz di Tanzi in Lussemburgo per semplificare la struttura societaria.

E a livello locale, anche la stampa “non allineata” (Polis) giudica ancora di poter riservare ai primi sforzi di Bondi la seconda pagina, rispetto a una prima dedicata alle scuole che non sanno come pagare la tassa sui rifiuti e al liceo Marconi in autogestione.

Ma proprio in quelle ore la situazione precipita: riammesso a Piazza Affari, il titolo Parmalat perde il 47%, che significa 865 milioni in fumo: “La Borsa brucia mezza Parmalat” è l’inequivocabile titolo a tutta pagina del Giornale. E’, come ricorda in apertura il Sole 24 ore, “il più forte calo di sempre al Mib30”.

Partono i processi: anche letteralmente, visto che a Parma arriva un primo esposto da una associazione di consumatori, l’Adusbef, perchè “venga aperta un’inchiesta per accertare le responsabilità dei soggetti che hanno contribuito al dissesto finanziario Parmalat”.  “Il gruppo Tanzi è finito nel baratro”, scrive il giorno dopo Milano Finanza in una lunga inchiesta in cui le critiche alla strategia finanziaria si accompagnano alle accuse di “comunicazioni false al mercato, controlli depistati  e consiglieri disinformati”: un articolo che tira anche pesantemente in ballo il braccio destro di Tanzi, Fausto Tonna. Anche Repubblica si sofferma su coincidenze e misteri di quei fondi alle Cayman: insomma, a quello del denaro bruciato in Borsa inizia ora ad accompagnarsi l’odore di una possibile  truffa.

Intanto l’Unità parla di una cena romana Berlusconi-Tanzi, nella quale il presidente del Consiglio avrebbe assunto l’impegno di salvare l’azienda, ma avrebbe anche fatto capire all’interlocutore la necessità di lasciare.

Resta in compenso la fiducia in Bondi, espressa da più parti, ma ormai – come si aggiornerà il Mondo nell’edizione con data 19 dicembre – dopo Cirio “Torna lo spettro del rischio Italia”, ed è ormai evidente che, archiviando bruscamente la lunga era Tanzi, la Parmalat se la prenderanno le banche.

5 – L’ADDIO DI CALISTO

Novanta minuti.

Ha una scansione “calcistica”, quasi emblematicamente, l’ultimo atto a Collecchio di Calisto Tanzi, nell’azienda che fu il piccolo salumificio del padre Melchiorre e che ora è il gruppo multinazionale da 7 miliardi e mezzo di euro di fatturato e 6 miliardi di debiti. Un cda storico, che il 15 dicembre sancisce l’addio del cavaliere: dimissionario da presidente, amministratore delegato e consigliere del gruppo.

E anche se non è ancora l’addio dei Tanzi (se ne va anche Giovanni, ma restano Stefano e Paola Visconti), i pieni poteri passano a Enrico Bondi, e ad un comitato esecutivo a tre, con Guido Angiolini e Umberto Tracanella, suoi uomini di fiducia. Escono dal consiglio anche i dimissionari Fausto Tonna e Luciano Silingardi (resta invece Domenico Barili), mentre si annuncia l’arrivo degli uomini di Pricewaterhouse, per vedere chiaro nei conti dell’azienda e valutare le effettive possibilità di salvataggio.

Tutto questo ancora non basta ad evitare l’ulteriore picchiata delle azioni in Borsa (-20%), e per la città è un evento traumatico, seppure ormai annunciato. “Chi ama e crede in questo gruppo – sono le parole che Tanzi affida ad un comunicato ufficiale – sa che i sacrifici sono necessari. Aver individuato in Enrico Bondi l’uomo che saprà rilanciare la società è una garanzia per i lavoratori e per il mercato. Ma lo è soprattutto per me, perchè Parmalat ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà la mia vita”.

Un passo indietro che, per ora, ha solo i connotati delle cronache economiche: e nell’editoriale sulla prima pagina della Gazzetta del 17 dicembre, Giuliano Molossi parla di “dimensioni dell’indebitamento che sembrano imponenti. Ma l’auspicio nostro e di tutta la gente di Parma è che l’azienda, dopo un adeguato periodo di ristrutturazione, si salvi e che riprenda presto il suo cammino di sviluppo”. Molossi cita anche le possibili responsabilità di controparti dell’azienda, che vanno dai politici alle banche ai controllori dei conti.

E su questo editoriale si innesta anche un dibattito, non privo di polemiche: le prime arrivano dal diessino Alfredo Peri, nella cui storia ci sono anche gli anni di sindaco di Collecchio, ora assessore regionale ai trasporti. Peri contesta che gli imprenditori possano essere succubi della politica, chiede che in città non ci siano “giudici improvvisati”, e conclude ringraziando “la famiglia Tanzi per ciò che ha costruito in quarant’anni di storia anche in questa Provincia”.

Molto meno tenera, nel frattempo, è la stampa nazionale. Nell’inchiesta “Patatrac Parmalat”, l’Espresso giudica gravissimo che dopo lo scandalo Cirio ne arrivi un altro ancora più grave, perdipiù da parte di Calisto Tanzi, “con quella faccia da parroco emiliano”. “Calisto Tanzi – aggiunge il settimanale – avrà pure raggiunto la soglia della sua incompetenza. E sta ora a lui dimostrare che solo di questo si tratti”. Anche l’Espresso, inoltre, chiama in causa le possibili responsabilità di altri soggetti, ad iniziare dal sistema creditizio, mentre Carlo Maria Guerci (docente di economia  alla Statale di Milano) si dice ottimista sulle possibilità, per  un “grande marchio” come Parmalat, di tornare a galla. Un articolo di appoggio all’inchiesta su Parmalat è dedicato a Cesare Geronzi, e ad unire il tutto è un box sulla Gea, la società nata per curare gli interessi dei calciatori che ha fra i soci i rampolli Tanzi, Cragnotti e Geronzi: una società che, a distanza di un paio d’anni (quando i Tanzi ne saranno già usciti), sarà destinata a trovare il suo posto in un altro scandalo, quello di “Calciopoli”.

Lo stesso giorno, l’altro grande settimanale – Panorama – ricostruisce i dettagli del drammatico cda, e riporta una sibillina frase pronunciata da Tanzi: “Adesso anche io ho bisogno di capire”. Ma ad aver bisogno di capire sono soprattutto i mercati e  consumatori.

6 – C’ERA UNA VOLTA L’ISOLA DEI FELICI…

“Parma, c’era una volta l’Isola dei Felici”.

Il titolo di Repubblica (13 dicembre) è in realtà limitato alle vicende del calcio, ma è quasi impossibile non sentirlo sinistramente risuonare per tutta Parma.

La storia Parmalat non è ancora entrata nel filone di una cronaca giudiziaria in quel momento ancora imprevedibile, perlomeno nelle sue dimensioni e nei suoi contorni. Ma già l’aspetto economico è a quel punto sufficiente per travolgere tutta Parma, anche se proprio in quel giorno di Santa Lucia (il giorno dei doni, secondo una tradizione alla quale i bambini e le famiglie di Parma sono legatissimi) il regalo che arriva in città con l’Authority alimentare europea è davvero di quelli importanti. E ne riparleremo fra poco.

Il 19 dicembre, il cda di Parmalat Finanziaria spa “dà mandato al presidente di informare l’Autorità giudiziaria, anche in sede penale, dei fatti accaduti”.

Il clima è plumbeo. Il tradizionale messaggio prenatalizio del vescovo Bonicelli non può non partire dall’attualità: “Non possiamo che essere vicini – dice – a coloro che vivono all’interno della Parmalat, alle ditte che lavorano sul territorio e alla famiglia Tanzi, che stanno soffrendo molto”. Il vescovo, allargando poi il discorso ad altri temi quali l’immigrazione, chiede ai parmigiani di essere “più uniti e meno individualisti”.

E se nella prima delle tradizionali classifiche della qualità della vita di fine anno, quella di Italia oggi, Parma registra un ottimo quarto posto, ci si chiede quanto quella posizione potrà resistere di fronte a un evento così traumatico. “Vola basso”, titola Polis, anche l’aeroporto, al momento ancora non all’altezza delle esigenze che porterà l’Authority.

Intanto c’è chi propone le prime analisi. Anche dal di dentro: come Domenico Barili, storico ex braccio destro di Tanzi secondo cui Parmalat è stata “tradita dalla finanza creativa delle banche”, in una gestione aziendale in cui lui (“uomo del marketing”) sarebbe stato lentamente fatto fuori dall’ “uomo della finanza” (Fausto Tonna), cedendo all’illusione di “una crescita troppo veloce”. Barili parla anche di “droga creditizia”, e aggiunge comunque di non pensare a dimettersi dal cda del quale ancora fa parte.

“Benvenuti a Parma” è il titolo dell’editoriale col quale Il Manifesto ironizza sull’accoppiata Authority-crac Parmalat, in una prima pagina nella quale il quotidiano dedica alla vicenda anche la foto d’apertura ed uno dei suoi fulminanti titoli: “Latte in polvere”… Intanto c’è chi fa altri conti, ma ugualmente complicati: e nelle cronache di quel 20 dicembre c’è anche l’occupazione di una casa disabitata in via Mantova, da parte di quattro famiglie di immigrati, con il lavoro ma senza una abitazione.

“Tanzi chiuso nella sua villa, Parma sotto choc”, racconta il giorno dopo La Stampa. Pierangelo Sapegno raccoglie anche parole in difesa del cavaliere, come quelle dell’ex vicario generale, monsignor Franco Grisenti, che lo definisce “una persona che ha fatto del bene davvero a tanta gente, mica a parole”. E il 23 dicembre, proprio nel giorno in cui al teatro Regio si celebrerà uno dei più tradizionali riti della città, in una atmosfera quasi surreale (con l’inaugurazione della stagione lirica e con la verdianissima Traviata del “Libiam nei lieti calici”)  la notizia del giorno è che Tanzi ed i vertici Parmalat risultano indagati dalla Procura di Milano, così come sul caso stanno indagando i magistrati di Parma. E sul crac viene decisa  anche un’inchiesta parlamentare.

Repubblica apre la serie delle inchieste che porteranno a Parma decine di  inviati di televisioni e quotidiani nazionali ed estere. “La provincia ricca adesso trema: effetto-domino per tutto il sistema” è il titolo del reportage di Jenner Meletti, che sottolinea come le banche esposte con Tanzi potrebbero rientrare dal buco tagliando prestiti e fidi alle piccole aziende. Il che significa, per fare un esempio, la possibilità che gli stagionatori del prosciutto di Langhirano si trovino con l’acqua alla gola.

E in questo scenario iniziano a diffondersi anche i primi veleni: ad esempio sulle nomine bancarie, visto che i due principali istituti di credito cittadini sono in mano rispettivamente ad un dipendente Parmalat (Banca Monte Parma: Franco Gorreri) e ad uno stretto collaboratore dei Tanzi (Cassa Risparmio Parma, ora attraverso la Fondazione: Luciano Silingardi). Sul tema delle nomine si accende anche qualche nervosa scintilla, con accuse reciproche (ad esempio fra il sindaco Ubaldi e il presidente dell’Unione industriali Rosi). E sempre all’inviato di Repubblica, Rosi aggiunge: “Non vorrei che il sistema bancario, che è stato così generoso – per non dire altro – con l’azienda oggi su tutti i giornali, adesso decida di essere oltraggioso verso chi lavora davvero”.

E’ in questo clima che scende in campo il giorno successivo (Sole 24 ore, 24 dicembre) Guido Barilla. Già dal titolo (“C’è una Parma che funziona”) si intuisce che il primo pensiero di Barilla è quello di difendere l’immagine di una città e del suo sistema imprenditoriale. Barilla non parla solo per sé e per la sua azienda, ma fa riferimento a una serie di “piccole e medie imprese dinamiche, efficienti e redditizie”.

Quanto a Tanzi, Barilla non infierisce: parla “dell’amicizia che per anni ha legato le nostre famiglie”, sorvolando in questo modo sulla “guerra” che ad un certo punto Tanzi sembrò muovere a Pietro Barilla con l’ingresso, invero poco fortunato, nel settore dei prodotti da forno. Guido sottolinea che “un crack di queste proporzioni non può essere a causa di un uomo solo. Le responsabilità devono per forza essere diffuse e condivise”, ma parla anche di “autentico scempio imprenditoriale” e solo alla richiesta di individuare i possibili errori di Tanzi ne identifica uno proprio nella diversificazione “a partire dalla decisione di entrare nel mercato dei prodotti da forno, su cui in Parmalat non avevano competenze e che ha richiesto ingenti investimenti”.

Nel complesso, anche alla luce delle notizie che Barilla fornisce sull’andamento dell’azienda e su come a Pedrignano si stia portando sotto controllo l’indebitamento richiesto dall’acquisizione di Kamps, quello che arriva nelle edicole la vigilia di Natale è davvero un messaggio rassicurante e di fiducia. Della quale i parmigiani hanno estremo bisogno, al momento di vivere una festività carica di dubbi, su una vicenda che proprio al culmine della due giorni di festa si appresta ad aprire nel modo più impressionante la pagina giudiziaria.

Ma prima di arrivare a questo, dovremo fare un passo indietro per rivivere un altro evento importantissimo, che in un quadro così fosco ha inserito una pennellata di ottimismo: l’Authority.

7 – E SANTA LUCIA PORTO’ L’AUTHORITY

“Il fallimento dell’Europa: la Ue resta senza Costituzione”.

Sono titoli in negativo, quelli che riassumono il vertice di Bruxelles del 13? dicembre, nel quale invano l’Italia ha cercato di coronare il semestre della propria presidenza con uno storico accordo, da cui doveva scaturire la Carta dell’Unione eueopea. Fra veti e ricatti, invece, si è consumato un disaccordo totale che fa ora temere un’Europa a due velocità.

Ma per Parma quello stesso vertice ha il sapore del trionfo: la nostra città è stata designata quale sede dell’Agenzia alimentare.

La notizia arriva intorno alle 14, con una telefonata a Marco Rosi da parte di Silvio Berlusconi. E subito si diffonde, contagiando istituzioni e addetti ai lavori. Mi resta impressa una scena, durante la diretta che Tv Parma dedica alla notizia: il presidente della Provincia Bernazzoli e il sindaco Ubaldi si incrociano proprio nel nostro piccolo studio del telegiornale. E in diretta, davanti alle telecamere, si abbracciano come due calciatori dopo un gol: due politici di estrazione diversa, rappresentanti di due istituzioni che non sempre filano d’amore e d’accordo (e fra le quali anzi non sono mancate accese polemiche) esprimono così una immagine non solo formale. Parma, questa volta, ha veramente fatto “squadra”: memori anche della cocente sconfitta sulla scelta della Stazione medio-padana dell’Alta velocità ferroviaria, collocata a Reggio anche per le divisioni dei politici da questa parte dell’Enza, nei mesi precedenti le istituzioni locali hanno remato in una sola direzione.

E al di là di alcune sottolineature (chi pone l’accento sull’idea originaria di Andrea Borri, chi rimarca l’azione incisiva del governo Berlusconi), per Parma si parla di un evento storico, tanto più importante in un momento nel quale le ombre di Parmalat stanno avvolgendo la città.

“Dopo due secoli siamo di nuovo una capitale”, dichiara con enfasi  a Repubblica Ubaldi. “Un’occasione straordinaria”, gli fa eco Guido Barilla.

E i cittadini iniziano a chiedersi come Parma cambierà, di fronte a quei 330 tecnici che decideranno le regole dell’alimentazione di tutta Europa, e che dovranno trovare case per le loro famiglie, scuole multilingue per l’educazione dei loro figli, e naturalmente adeguati collegamenti aerei, una viabilità che funzioni…  Insomma, si dice, l’Authority potrà davvero trasformare il volto di Parma.

Le agenzie riportano i toni trionfalistici di Berlusconi, e a confermare il valore della notizia il presidente della Camera Casini accetta di intervenire telefonicamente in diretta alle 19,30 nel nostro telegiornale.

Parma è doppiamente sotto i riflettori: quasi nelle stesse ore la storia propone alla città due sfide (una drammatica ed una piena di opportunità), dal cui sovrapporsi ed elidersi uscirà – è la sensazione di quelle ore convulse – la capacità di recitare un ruolo importante o decisamente ridimensionato.

E se il sabato ha assunto i toni del trionfo, in quello stesso weekend, come già abbiamo visto, uno degli uomini più potenti di Parma si preparava a dare l’addìo alla sua azienda.

(segue…)

Flash-back: Quel lontanissimo Duemila

Annunci

2 pensieri su “Storie di Parma Terzo millennio – Dal grande crac al dopo Ubaldi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...